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Articoli della categoria: Università e ricerca

Nasce “Il Geopolitico”, la Rivista di Analisi Politiche e Sociologiche

Ilgeopolitico

Prof. Guglielmo Rinzivillo

Edizioni Nuova Cultura è lieta di annunciare la nascita della rivista scientifica Il Geopolitico, rivista di analisi politiche e sociologiche.
La rivista, nata in Italia, presenta il numero 0 con due articoli del Direttore Responsabile Prof. Guglielmo Rinzivillo (Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza) e del Dott. Issau Agostinho (Dottore di Ricerca alla Sapienza) sulla geopolitica della scienza e sulla tematica dell’utilizzo dei big-Data nelle scienze politiche e sociali 2.0.
La giovane rivista si avvale di uno staff costituito da esponenti della ricerca scientifica di tutto il mondo, dall’Africa al Sudamerica, dall’Europa al continente indiano. Oggetto specifico del numero 0 è presentare in forma di editoriale un progetto di coinvolgimento dei giovani ricercatori e scienziati nelle scienze sociali e politiche e stilare un programma di lavoro iniziale, in modo da delineare il profilo della pubblicazione e dei numeri che seguiranno, a partire dal Numero 1 previsto per la fine dell’anno-inizi 2018.
Prendiamo spunto da uno stralcio dell’Editoriale del Prof. Guglielmo Rinzivillo:

Il Rapporto della scienza con le condizioni geografiche dei vari Paesi rispecchia il tema delle risorse messe in campo per sostenere branche della ricerca, localizzando gli sforzi per ottimizzare al meglio i vari risultati, secondo i piani prestabiliti e in rapporto alle politiche di investimento. Ma il problema della allocazione delle risorse non è soltanto un problema politico e/o di strategia politica. 
È anche un problema di etica scientifica, laddove gli scienziati, che sono i diretti interessati, possono rappresentare una parte notevole di quel consenso che, a volte, non è questione scontata, e che, quindi, diviene il primo passo per l’attuazione di una certa politica della/nella ricerca scientifica. Vogliamo dire con questo che esiste un problema di responsabilità sociale degli scienziati che soprattutto oggi, nell’era tecnologica, va tenuto presente e che, con i dovuti approfondimenti, sposta tutto l’interesse verso la sociologia della scienza, una disciplina che ha i suoi meritati episodi di celebrità negli Stati Uniti a partire dal primo quarantennio del XX secolo e le sue manchevoli dimostranze nei confronti della modernizzazione del mondo occidentale e dell’Europa in particolare ( anni  ’70 del ’900)”.

Vai alla scheda della rivista

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L’ANVUR pubblica la prima ‘mappa’ della ricerca in Italia

Il 28 gennaio 2016 l’ANVUR ha pubblicato a beneficio di studenti, famiglie, aziende ed enti pubblici, nonché del sistema universitario e della ricerca nel suo complesso, i dati raccolti con la Scheda Unica Annuale – Ricerca Dipartimentale (SUA RD) riferiti agli anni 2011-13.

Le informazioni fornite da tutti gli Atenei italiani riguardano i risultati e gli indirizzi delle attività di ricerca dei dipartimenti universitari (pubblicazioni, progetti, presenza di gruppi di ricerca, ecc.) e quelli relativi alle attività di terza missione (brevetti, spin off, conto terzi, ecc). Per la prima volta in assoluto si ha un quadro complessivo omogeneo così dettagliato dell’attività di ricerca svolta dall’Università italiana.

Consulta le schede SuaRd 2011, 2012 e 2013.

Maggiori informazioni sul sito dell’ANVUR.

 

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Riviste Scientifiche 2.0 (Parte Seconda)

Negli ultimi 10 anni il movimento dell’Accesso Aperto ha raccolto numerosi sostenitori; riprendendo le parole di Giuseppe Vitiello (dell’Institut d’Études de Sécurité de l’Union européenne), il movimento (di matrice sostanzialmente ideologica) mira a “promuovere la regola aurea dell’accesso libero e/o equo ai contenuti editoriali, sottraendolo alle leggi discriminatorie del mercato e adattandolo ai principi delle pari opportunità nelle aree dell’educazione e della formazione.”

A tale scopo si è reputato fondamentale sfruttare la tecnologia affinché “il sistema delle Riviste Specialistiche”, oltre dell’abbassamento notevole dei costi, potesse godere di una maggiore diffusione: elemento imprescindibile in ambito delle scienze cosiddette “dure” che hanno necessità di aumentare il proprio “Impact Factor” (cifra calcolata dividendo il numero di citazioni correnti ricevuto da ciascuna testata di periodico per il numero di articoli pubblicati nello stesso periodico nei due anni precedenti).

Il futuro delle Riviste Scientifiche pare si direzioni quindi verso l’utilizzo di software dedicati, i quali hanno la possibilità di cooperare direttamente con gli “archivi aperti” e sfruttare la compatibilità con il protocollo per la raccolta dei metadati OAI-PMH, per diffondere i propri contenuti.

La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha realizzato un piccolo fascicolo elettronico (consultabile a questo indirizzo) in cui sono stilate le linee guida per lo sviluppo di Riviste ad Accesso Aperto; nel fascicolo si suggeriscono dei software atti alla catalogazione di tutti i metadati.

La CRUI pertanto consiglia i seguenti CMS:

  • Open Journal Systems – OJS (British Columbia University, Canada)
  • HyperJournal (Pisa, Università e Associazione no‐profit)
  • CMS – Logiciel d’édition électronique

Cosa si incaricano di fare queste piattaforme, chiamate anche di Content Management System?
Esse sono in grado di ricreare una vera e propria filiera redazionale in cui ogni attante può svolgere, indipendentemente, un proprio compito. Questi sistemi tengono conto non solo del concetto di “submission” ossia candidatura spontanea dell’articolo di un qualsiasi Autore, ma anche di quello di Peer Review, revisione effettuata da singoli, anonimi, Referee, incaricati di valutare la scientificità e l’attinenza del pezzo agli argomenti trattati in rivista.

Nel nostro reportage parleremo di OJS (Open Journal Systems); Edizioni Nuova Cultura ha scelto di utilizzare il primo software proposto dalla CRUI e utilizzato dalle università e istituti di ricerca più famosi al mondo.

Il sistema OJS (Open Journal Systems), come tutte le piattaforme di “gestione contenuti” si sviluppa su due piani: un piano esterno, quello dell’utente-visitatore, e un piano interno, quello di amministrazione.
Tutti gli organi della rivista, come direttore, comitato scientifico, curatori, redattori… Possono essere inquadrati nettamente all’interno del sistema. Ogni componente sarà registrato con il suo nome e con un ruolo (amministratore, editor, revisore, autore, redattore, grafico) attraverso cui avrà potere di svolgere la propria mansione all’interno della filiera di produzione.
Il sistema gestisce automaticamente le comunicazioni interne: avverte quando è stata fatta una submission da parte di un Autore esterno, avverte il referee in caso di assegnazione di una revisione, avverte l’Autore sulle decisioni apportate dal comitato scientifico… E così via.
Il software OJS organizza poi, in maniera intuitiva e razionale, tutta la struttura grafica: dalle diverse sezioni della rivista (es. Indice, Articoli, Recensioni, Sommario… ), ai link per il download dei singoli articoli, abstract o qualsivoglia elemento allegato alla submission.
Una volta stilato un elenco di articoli adatti al periodico, in un solo click, la rivista sarà pubblicata online e di conseguenza sarà già presente all’interno degli Archivi OAI.

Questi sistemi informatici (come OJS, Hyperjournal e Logiciel d’édition électronique) non sono unicamente utili al fine di una riduzione dei costi di produzione, insostenibili per quegli enti di ricerca (come le Università) che stanno soffrendo a causa di sovvenzionamenti statali non sufficienti, ma sono soprattutto dei mezzi rapidi, automatici, che permettono l’indicizzazione dei propri contenuti e la diffusione del sapere scientifico, senza limiti, in qualsiasi parte del mondo.

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Riviste Scientifiche 2.0 (Parte Prima)

Le Riviste Specialistiche sono degli strumenti essenziali per la diffusione nel mondo dei risultati della ricerca scientifica. Queste costituiscono di fondo una vera e propria certificazione di “scientificità” di tutti i risultati ottenuti. Le riviste atte a questo scopo possono essere pubblicate da editori commerciali (e quindi società private che lavorano a stretto contatto con le università e organi di ricerca), oppure dalle Società Scientifiche stesse, come ad esempio l’APS.

In questo articolo tratteremo delle difficoltà economiche in cui incappano le riviste cartacee e cercheremo di spiegare quanto le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di diffusione possano aiutare lo scopo ultimo, ossia divulgare il sapere valutato. Lo faremo in due tranche: in questa prima prima parte discuteremo la storia e le problematiche dei periodici cartacei da trent’anni a oggi, nella seconda proporremo una delle soluzioni in circolazione per migliorare la diffusione della ricerca a costi ridotti.

La categoria delle materie scientifiche propriamente dette (aree 01-09) è frenata da un vero e proprio ostacolo nel meccanismo di certificazione e diffusione delle proprie ricerche. Per la maggior parte dei casi il prestigio di un periodico è decretato soprattutto dalla sua presenza all’interno dell’ISI,Institute for Scientific Information. Questo conseguentemente comporta la nascita di politiche di prezzo non troppo corrette: una biblioteca universitaria ad esempio è costretta (per necessità) ad abbonarsi a una rivista catalogata nell’ISI nonostante i costi siano eccessivi (secondo le stime della Association of Research Libraries i costi delle riviste scientifiche sono aumentati tra gli anni 1986-2004 del 200%!).
La “crisi dei prezzi dei periodici”, a suo tempo, ha causato inevitabilmente il calo degli abbonamenti e, di fatto, anche la mancata diffusione capillare dei risultati delle ricerche!

 

Nella categoria delle scienze umanistiche, economiche e giuridiche pare evidente invece che la “scientificità” di un periodico e di uno scritto non sia decretata dalla presenza degli stessi in cataloghi appositi (come l’ISI nelle materie scientifiche). La monografia risulta, soprattutto nelle scienze umanistiche, la tipologia di opera ancora più rilevante! Nonostante non si sia arrivati alla “crisi dei prezzi”, il problema dei costi è sempre dietro l’angolo: molto spesso sono gli autori a fornire contributi per la pubblicazione, sovente utilizzando fondi che vengono elargiti al fine della ricerca stessa.

Questa realtà vissuta negli anni passati ha permesso, con coraggio, di tentare un percorso nuovo, costruito sulle necessità dei ricercatori delle aree 01-09 per unire le garanzie di scientificità e una diffusione capillare. Agli inizi degli anni novanta, infatti, i ricercatori di matematica, fisica, scienze naturali hanno cominciato (per cause di forza maggiore) a usufruire di archivi preprint, al fine di arginare un gap che si sarebbe venuto a creare senza una adeguata informazione sulle ricerche scientifiche altrui. Già nel 1999 però la necessità di rendere più performante la diffusione del sapere scientifico a costo zero sfocia nella nascita dell’Open Archives Initiative, progetto che, oltre a confermare le sue priorità su “base ideologica” riguardo la ricerca e la diffusione del sapere, promuove l’utilizzo di strumenti semplici per la catalogazione dei metadati.
Nel 2003 il famoso istituto tedesco Max Plank Gesellshaft promuove invece un convegno su l’“Accesso aperto alla conoscenza nelle scienze e nelle discipline umanistiche ”. Questo decreta finalmente la nascita di una dichiarazione ufficiale (Dichiarazione di Berlino) firmata da ben 248 enti di ricerca (tra cui tutte le università italiane), grazie alla quale si stendono delle linee guida sui contributi definiti di “Accesso Aperto”.

Nel 2004 la CRUI promuove il convegno “Gli Atenei italiani per l’Open Access: verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca”, sinonimo di impegno concreto delle università e del mondo accademico (e non solo delle biblioteche e bibliotecari) nell’appoggiare la Dichiarazione di Berlino e nel sostenere la disseminazione gratuita del sapere scientifico.

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Ricerca Scientifica: il nuovo passo per l’Italia che cresce

La disastrosa crisi economica che ha colpito l’Europa e gli Stati Uniti pare abbia lasciato spazio, nel 2012, a un clima di rivincita e sviluppo. La speranza (che si riflette anche nel buon andamento del mercato italiano) di una vera e propria rivoluzione copernicana, punta i piedi sull’idea di cultura al fine di poter incrementare lo sviluppo del nostro paese.
Che il miglioramento della cultura sia strettamente correlato allo sviluppo economico, non è di certo una novità; già la nostra Costituzione nell’articolo 9 spiega che: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Ma che cosa vuol dire “cultura”? In questo frangente è necessario che per cultura si abbia una concezione allargata, presupponente non solo l’educazione e l’istruzione, ma soprattutto quel caposaldo che l’Italia non ha mai saputo sfruttare a fondo: la ricerca scientifica. Come poter ritornare a crescere? Come usufruire al meglio di questo nostro grandissimo patrimonio e anche della qualità elevata delle nostre università, in modo da attrarre i “cervelli stranieri”?
Gli economisti ci suggeriscono una strategia di portata medio-lunga, in modo che il cambiamento sia graduale ma stabile negli anni a venire. I punti sono due: la cultura deve essere posta al centro dell’azione di Governo ed è necessario cominciare a pensare alla complementarietà tra pubblico e privato.
Per quanto riguarda il fattore strettamente politico è doverosa un’operazione congiunta in cui entrino in campo il ministero dei Beni Culturali, il ministero dello Sviluppo, del Welfare, degli Esteri e soprattutto dell’Istruzione e ricerca. Per il lavoro simbiotico tra pubblico e privato, invece, si tratta di una vera e propria sfida “all’appetibilità” dell’investimento da parte dei privati.
Chiaramente, come editore privato che lavora su pubblicazioni universitarie e scientifiche, Nuova Cultura indaga con più premura su ciò che riguarda università e criteri di valutazione e merito. Già da un anno, infatti, gli organi predisposti a un’analisi più approfondita della situazione nel ramo della ricerca scientifica si stanno riorganizzando al fine di migliorare gli standard qualitativi delle nostre università. A breve l’ANVUR svolgerà la cosiddetta “Valutazione della Qualità della Ricerca” (VQR), relativa alla produzione scientifica italiana degli anni dal 2004 al 2010. In questo frangente verranno valutate più di 200.000 pubblicazioni esaminate da esperti internazionali anonimi.
Nuova Cultura ha aderito al progetto di collaborazione con l’ANVUR, registrandosi sul sito predisposto. D’ora in avanti quando il sistema incorrerà in una pubblicazione con il prefisso ISBN corrispondente alla nostra casa editrice, ci richiederà il file automaticamente. Gli autori saranno informati – al momento del caricamento dei dati bibliografici – che l’editore ha aderito alla procedura e pertanto caricherà direttamente il file.
Credendo in questa immediata rivincita e con l’idea di una nuova era per un paese che cresce, Nuova Cultura tiene a far proprio lo slogan cardine di questa rivoluzione di pensiero, secondo cui “Niente Cultura, niente sviluppo”.

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