LA ZATTERA DI NEURATH

Il sociologo, filosofo ed economista viennese Otto Neurath assimilò l’impresa scientifica alla suggestiva immagine di una zattera in mare aperto, il cui equipaggio può riparare le avarie solo con il materiale di risulta di altre imbarcazioni condotto alla deriva dalle correnti. Ciò a significare l’impossibilità di strutturare ex nihilo la conoscenza del “mondo umano”, di ancorare la ricerca in un “porto sicuro” e di prepararne gli strumenti sulla “terra ferma”, astraendo la prospettiva dello scienziato dalle “acque” del suo tempo, ove si diluiscono i significati socializzati ai quali essa pure partecipa. Questa collana prende nome da tale icona, rilevando soprattutto la figura di un natante che abbisogna di ogni singola asse per tenere allineate tutte le altre, ai fini della coerenza strutturale necessaria alla navigazione del mezzo. Si assume così la metafora di un’interazione disciplinare valorizzata da piattaforme comuni e apparati concettuali unificanti, sostenuta da un «empirismo senza dogmi» che, senza negare la diversità dei metodi e delle identità epistemologiche, favorisce la fertilizzazione reciproca tra teoria e scienza politica, economia, storia del pensiero politico e delle istituzioni, evitando la dispersione in frammenti di una ricerca politologica che – come segnalava Robert Dahl – se ignora la cooperazione tra campi del sapere «è destinata a cadere nella banalità» delle autoevidenze collezionate. Recependo tale avvertenza, la collana intende ospitare una varietà di grammatiche funzionali all’intelligenza politica della realtà, consapevole che tanto più le sintesi richiedono la selezione delle coordinate da coniugare, quanto più la compatibilità tra i “legni” risulti determinante per la buona navigazione della zattera.


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