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Usciamo dal Museo: l’esibizione del monumento archeologico

Note a margine per un Corso universitario di Museologia

di Fulvia Donati

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Uscire dal Museo come metafora, non come rifiuto ma come piccolo dossier di istruzioni per l’uso per rientrarci più consapevolmente. Il messaggio intende rivolgersi con taglio pratico agli studenti che approcciano le discipline della museologia e possono aspirare a trovare un’occupazione in quel campo, e in particolare agli archeologi che rinunciano a cimentarsi in opere di allestimento e comunicazione a conclusione delle proprie ricerche, lasciando il campo ad altri professionisti, piuttosto che cercarne la collaborazione.
Il valore del contesto in archeologia è essenziale, essendo questa una scienza storica che si costruisce attraverso frammenti dove l’archeologo museologo ha il compito essenziale di restituire la complessità. Non di rovine o ruderi si tratta, come impropriamente vengono definiti i resti monumentali del passato, ma di frammenti in continuum con la vita di oggi di cui abbiamo perduto o non conosciamo gli anelli della catena di trasmissione. A uno sguardo più attento i segni ad essi legati non sono mai scomparsi del tutto ed è proprio il sistema di tali segni che va recuperato. Per riannodare questo filo, nel museo ma soprattutto nel sito archeologico, possono concorrere strategie diverse di restituzione fisica oppure visiva, all’interno di maglie viarie, tessuti o brani di paesaggio, cui le moderne tecnologie oggi disponibili offrono un valido ausilio, con simulazioni attrattive e pienamente reversibili. Un ristretto corpus di ville romane o domus visitabili in area mediterranea offre infine una campionatura esemplare dei livelli di musealizzazione oggi raggiunti.


Fulvia Donati archeologa di formazione classica, docente di Archeologia e Storia dell’Arte Greca, di Museologia Archeologica e Lineamenti del Parco Archeologico presso l’Università di Pisa, nonché direttrice della Gipsoteca di Arte antica; ha all’attivo numerose esperienze nell’allestimento di mostre temporanee e musei permanenti e nella stesura di piani e progetti di parchi archeologici.
Ha approfondito aspetti del collezionismo di antichità, tra cui il processo di formazione della raccolta del Camposanto Monumentale di Pisa, di pari passo con il fenomeno del reimpiego dei sarcofagi romani, e affrontato una revisione critica di forme e tendenze attuali della musealizzazione in archeologia. Autrice di monografie sulla Gipsoteca di Pisa e sulla Villa romana attribuita ai Caecina di San Vincenzino (Livorno), sintesi di pluriennali ricerche sul campo, oltre che di numerosi saggi sulla pittura murale romana, e sui mosaici della villa di Piazza Armerina.

Chiara Tarantino, specializzata nei principali temi inerenti la Museologia archeologica e della comunicazione, svolge da anni un valido supporto di collaborazione per il funzionamento del Museo della Gipsoteca.

Daria Pasini, professionista dell’archeologia sul campo, svolge supporto all’insegnamento della Museologia e di tutor per studenti e laureandi.

Viviana Pennacchio, studiosa del PergamonMuseum di Berlino, ha da poco intrapreso esperienze nella museologia britannica.

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Additional Information

ISBN Digitale9788833651316
ISBN Cartaceo9788833650524
Anno di edizione2018
Pagine150
Dimensioni21 x 29.7 cm
Peso0.269 Kg
ColoreQuadricromia

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