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Tacito e Davanzati: un nuovo confronto

A proposito della morte di Agrippina

di Annamaria Taliercio

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Alla provocazione dell’umanista transalpino Henri Estienne, che in un saggio del 1579 vantava la superiorità della lingua francese rispetto alla lingua italiana nel rendere la conclamata brevitas dello stile di Tacito, reagì il fiorentino Bernardo Davanzati, con il suo volgarizzamento dell’intera opera dello storico latino, al quale attese sino al termine della vita (1606). Egli vinse la sfida, dimostrando di poter competere con la concisione tacitiana, e per questo ottenne un generale consenso di valutazioni positive (a parte un certo fastidio per gli idiotismi fiorentini, i riboboli di cui Davanzati programmaticamente si serve), che si è trasmesso anche alle generazioni successive. Tuttavia in tempi più recenti forti riserve sono state espresse da parte di autorevoli studiosi (come Quintarelli, Bonora, Paratore) sull’effettiva capacità davanzatiana di cogliere e fissare gli elementi più caratterizzanti dell’arte e dello spirito di Tacito, quali i potenti chiaroscuri, le fulminazioni psicologiche, l’ethos tragico. Il presente studio si è proposto di riaprire la complessa e controversa questione, concentrando la propria indagine attorno al celebre episodio della morte di Agrippina (inizio del libro XIV degli Annales), dalla potente caratura teatrale. Sulla base sia di un’approfondita analisi stilistica del testo tacitiano sia di un puntuale e sistematico confronto tra la versione davanzatiana e una significativa scelta di altre versioni, antiche e moderne, si è inteso dimostrare come l’interpretatio dell’erudito fiorentino non solo renda bene la lexis compatta e serrata del brano latino preso in esame, ma sappia altresì esaltarne le dinamiche sceniche, le tensioni emozionali, l’evidentia plastica, anche originalmente distaccandosi da una ratio traduttiva diligente e convenzionale.


 Annamaria Taliercio è docente di Lingua e Letteratura Latina presso il Dipartimento di Studi Greco-Latini, Italiani, Scenico-Musicali nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Sapienza”.
Fra i suoi principali studi: C. Valerio Flacco – Argonautiche, libro VII, introduzione, testo e commento, Roma 1992; Le citazioni letterali da Virgilio in Ammiano Marcellino, ‘Res Publica Litterarum’, 2004; Il nucleo “programmatico” nel proemio delle Argonautiche di Valerio Flacco e la vexata quaestio testuale dei vv. 11-13, ‘Atti Acc. Naz. Lincei, cl. sc. mor. stor. filol. – Rendiconti’, IX, XVI, Roma, 2005; Calpurnio Siculo, ecl. VII e Virgilio: dialettica letteraria e politica, ‘Studi Romani’, 2010; L’ideologia del lavoro in Virgilio: georg. I 121-146, Tivoli, Ediz. Tored, 2012; Dello “scrivere storia” nell’Epilogo delle Storie di Ammiano, Tivoli, Ediz. Tored, 2015.
Ha inoltre curato il volume: Giovanni D’Anna, Studi oraziani, Roma, Editr. Università “La Sapienza”, 2012.

 

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Additional Information

ISBN Digitale9788868129132
ISBN Cartaceo9788868128302
Anno di edizione2017
Pagine126
Dimensioni14 x 20 cm
Peso0.138 Kg
ColoreB/N

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