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L’Italia e il compromesso di Lussemburgo (1965-1966)

di Fabio Di Nunno

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Nel 1965, l’Europa visse uno dei momenti più difficili della sua storia recente e, proprio mentre nel secondo semestre di quell’anno l’Italia reggeva la Presidenza di turno delleComunità, il processo d’integrazione europea rischiò di arenarsi. Fu la cosiddetta crisidella sedia vuota, causata dalla decisione del presidente francese Charles de Gaulle di ritirare i rappresentanti della Francia dai principali organi comunitari in reazione ad alcune proposte della Commissione Europea, presieduta da Walter Hallstein, volte a sviluppare ulteriormente il processo di integrazione tra i sei Paesi fondatori delle Comunità Europee, ma soprattutto determinata dalla volontà della Francia di bloccare l’introduzione della regola della votazione a maggioranza in seno al Consiglio dei Ministri, prevista dal Trattato di Roma per il 1° Gennaio 1966. Invero, la crisi mise in luce la contrapposizione tra due diverse visioni dell’integrazione europea, quella sovrannazionale e quella della cooperazione intergovernativa. Nel Gennaio del 1966, dopo lunghe e difficili trattative che videro l’Italia impegnata in un ruolo di mediazione, nonostante alcuni problemi politici interni, le delegazioni dei sei Stati membri, riunitesi a Lussemburgo, raggiunsero il cosiddetto Compromesso di Lussemburgo. Da tali accordi, secondo alcuni, scaturì un diritto di veto che mutò i rapporti fra i sei Stati membri delle Comunità e rallentò notevolmente il processo decisionale nelle Comunità Europee. A Lussemburgo, come in seguito, l’Italia si è continuamente adoperata per favorire il rispetto del Trattato, impegnandosi a sviluppare forme sempre più marcate di integrazione in Europa, come nel caso dell’Atto Colombo-Genscher del 1981, che andassero verso l’adozione del voto a maggioranza per un numero crescente di materie. Ciononostante, raramente ma anche di recente, l’Italia non ha mancato di evocare o invocare il Compromesso di Lussemburgo quando i suoi interessi vitali sono stati messi in gioco. Oggi, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l’assetto istituzionale dell’Unione Europea è profondamente mutato rispetto al 1966 ed il Compro-messo di Lussemburgo appare ormai confinato alla sola dialettica politica.

Fabio Di Nunno, dottore di ricerca in “Storia delle Relazioni Internazionali” presso Sapienza Università di Roma, ha anche conseguito un Master in Studi politico-amministrativi europei al Collegio d’Europa di Bruges. È esperto in storia, in diritti umani ed in politiche della sicurezza. È socio fondatore e membro del consiglio direttivo dell’Associazione Europea di Scienze Forensi, per la quale si occupa di politiche della sicurezza. È formatore in educazione ai diritti umani e collabora con istituzioni pubbliche e private e con organizzazioni non governative. Inoltre, si occupa di progettazione europea in ambito educativo, culturale e sociale. Ha pubblicato con Gesco Edizioni il manuale Educazione ai Diritti Umani con Adulti (2011). È attualmente consigliere della X Municipalità del Comune di Napoli.

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Additional Information

ISBN Digitale9788868125479
ISBN Cartaceo9788861347663
Anno di edizione2012
Pagine194
Dimensioni24 x 17 x 24 cm
Peso0.351 Kg
ColoreB/N

1 review for L’Italia e il compromesso di Lussemburgo (1965-1966)

  1. 5 di 5

    Alcuni libri diventano dei romanzi quasi inconsapevolmente. È il caso del volume di Fabio Di Nunno, L’Italia e il Compromesso di Lussemburgo (Nuova Cultura Edizioni), che racconta di un particolare evento storico che vide l’Italia muoversi abilmente al centro dello scacchiere europeo. Le vicende descritte nel libro si svilupparono nel corso del 1965, quando l’Europa visse uno dei momenti più difficili della sua storia recente, proprio mentre nel secondo semestre di quell’anno l’Italia reggeva la Presidenza di turno della Comunità Europea.

    Leggi la recensione completa di Paolo Fruncillo su http://www.ladiscussione.com/cultura/item/97942-l%E2%80%99italia-e-il-compromesso-di-lussemburgo.html

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